Jolanda Insana, tra le voci più incisive della letteratura italiana contemporanea, nasce a Messina il 18 maggio 1937. Dopo studi di filologia classica, si laurea all’Università di Messina con una tesi su “La Conocchia” della poetessa greca Erinna. Lavora anche presso la Gazzetta del Sud, prima di trasferirsi a Roma nel 1968.

Mentre insegna nei licei inizia a scrivere versi. La sua poesia viene quindi scoperta da Giovanni Raboni che, nel 1977, pubblica la raccolta “Sciarra amara” nella collana da lui diretta presso Guanda. In questo folgorante esordio troviamo alcuni dei suoi componimenti più famosi, tra i quali “Pupara sono”.

Nel 2002 Insana vince il Premio Viareggio con “La stortura”.

Nel 2007 viene pubblicata la sua intera opera nella collana “Gli Elefanti Poesia”, edita da Garzanti, con l’aggiunta di un poemetto intitolato “La bestia clandestina”.

In occasione del centenario del terremoto di Messina del 1908 scrive un sofferto, intensissimo testo, “Frammenti di un oratorio”, che si apre con il grido accorato d un genitore davanti alla casa in fiamme, prosegue raccontando lo “scanto grande” di quelle terribili ore, chiudendosi col racconto di un amore, da cui la nuova città risorge dalle macerie. Con questo lacerante testo rievocativo, pubblicato a Milano da Viennepierre, Insana risulta vincitrice della nona edizione del Premio Pascoli di poesia – 2009, sezione poesia in lingua italiana. Nel 2012, sempre per Garzanti, esce “Turbativa d’incanto” e quindi, postuma, nel 2017, “Cronologia delle lesioni”, per Luca Sossella Editore.

Nel 2023, viene pubblicata, per i tipi di Marcos y Marcos, una selezione di poesie e versi inediti, intitolata “A schiere di parole”.

Oltre alla poesia, Insana si è dedicata alla traduzione di vari classici e autori contemporanei, dal greco e dal latino: Saffo, Plauto, Euripide, Alceo, Anacreonte, Ipponatte, Callimaco, Lucrezio, Marziale, e Andrea Cappellano. Ha inoltre adattato in versi alcune opere Ahmad Shawqi e Aleksandr Tvardosvskij.

Muore a Roma il 27 ottobre 2016.